bardana

dal libro 'La medicina dei Semplici'

epoca di raccolta: luglio

Arctium lappa Willd.
Composite o Asteracee

La bardana appartiene alla famiglia botanica di tarassaco carciofo, camomilla, cardo, calendola, ecc. Come le sue parenti anch'essa ha nel gusto una nota amara, che la rende utile, fra l'altro, nelle cure drenanti delle vie biliari. E' una pianta erbacea biennale, diffusa in Europa e nell'Asia temperata, in America del Sud, e naturalizzata negli Stati Uniti. In tutta Italia vegeta lungo le strade, presso le case, sui ruderi, lungo i fossi, dal mare alla montagna. Ha radice fittonante, grigio-bruna, di odore caratteristico e dolciastra, interamente bianca, fusto eretto con altezza fino a 180 cm, rami ascendenti, divaricati, solcati e rossicci. Le foglie, alterne, picciolate, ovate, cuoriformi, grandi alla base e dentate, superiormente sono verdi ma sulla pagina inferiore si presentano bianche e con un aspetto che ricorda le ragnatele Il primo anno la pianta dà una rosetta di foglie, il secondo anno produce i getti fiorali. I fiori, tutti uguali, sono capolini grandi poco più di una nocciola e sono dotati di squame embricate e filamenti che terminano con un piccolo uncino. Si aprono d'estate, con le sembianze di un ciuffo porporino, come quella del carciofo e dei cardi.

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La pianta di bardana ha grandi foglie portate da un lungo picciolo. I fiori ricordano quelli dei cardi.

Gli uncini di cui sopra sono il tipico esempio di un espediente adottato dalle piante per favorire la diffusione dei semi con l'aiuto degli animali (disseminazione zoofila):  questi ricettacoli si attaccano al pelo degli animali (e ai vestiti degli uomini) per poi cadere anche a grande distanza.

Conosciuta già da Plinio, vede il suo nome derivare dal greco: Arcitium da arktos (<orso>) perchè pelosa come l'orso, e lappa da labè (<prendere<), per la caratteristica di appigliarsi dei frutti sopra descritta. Si dice che l'inventore della cerniera Velcro, nell'ideare il noto tessuto adesivo, si sia ispirato proprio al fiore della bardana.

INDICAZIONI

In fitoterapia si usa la radice della pianta, raccolta nell'autunno del primo anno oppure nella primavera del secondo anno: si essicca poi al sole o in forno senza superare i 45 °C. Tale radice contiene inulina, un polisaccaride che, per idrolisi, dà fruttosio: questo zucchero ha scarsa influenza sulla glicemia e quindi può essere utile nel diabete e nei quadri di turbe del metabolismo glucidico. Inoltre, sono presenti un olio essenziale, poliacetileni, acido artico, acidi volatili, acidi nonidrossilici, un ormone vegetale ecc. Dalle foglie dell'Arctium minus Bernh., una specie congenere della bardana, sono stati isolati composti ad azione antibatterica (probabilmente i poliacetileni) attivi sugli stafilococchi, sugli pneumococchi e su molti altri microorganismi. I semi contengono oli fissi, un glucoside amaro (arctiina), acido clorogenico ecc. Per questi contenuti la bardana ha dimostrato di possedere un'interessante azione diuretica, sudorifera, stimolante del fegato e dei reni, e per questo è sempre stata usata come depurativo, da solo o associata ad altre piante con proprietà analoghe.

Le proprietà depurative e drenanti, associate alla sua peculiare caratteristica antimicrobica contro molti batteri, tra i quali anche quelli che possono  causare infezioni sulla pelle, la rendono molto utile nella cura dell'acne, un quadro dermatologico legato a condizioni di intossicazione, e al dismicrobismo (alterazione della flora batterica) intestinale e cutaneo, oltre che a disordini ormonali.

Ma vediamone in elenco le proprietà: lassativo, diuretico, antiurico, diaforetico (favorisce la sudorazione), febbrifugo, colagogo-coleretico, detossicante, ipoglicemizzante, antisettico, antiacneico, antiseborroico. L'estratto dei semi ha dimostrato di abbassare la glicemia nel ratto. Il succo della radice fresca contribuisce a proteggere dalle mutazioni a carico dei cromosomi - e quindi da alcune forme di tumori, di malformazioni fetali e di aborti - forse grazie a un prodotto polianionico del tipo della lignina, contenente il 10% di zuccheri.

Arctium lappa è la classica pianta da cure depurative e infatti si è dimostrata utile in caso di stipsi, congestioni epatiche, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia, dermatiti umide e purulente, acne, dermatosi squamose, eczema, piaghe, ritenzioni di liquidi ed edemi in quadri di oliguria (scarsa produzione di urina), reumatismi da dismetabolismo urico, uricemia, gotta, calcoli delle vie urinarie, cellulite, iperglicemia e diabete senile (in quest'ultimo caso come coadiuvante terapeutico). Inoltre giova in caso di alcune infezioni cutanee, disordini della flora batterica intestinale, stati febbrili in patologie infettive non gravi.

Può considerarsi, come tutte le piante depurative, un preventivo e un blando curativo delle patologie degenerative (diabete, aterosclerosi con possibile conseguenze come infarto e ictus, patologie tumorali ecc.).

La bardana in cucina

Nella tradizione italiana si utilizza la radice lessata, condita con olio extravergine di oliva, sale e limone o aceto. Le foglie giovani e tenere (con i relativi piccioli) tagliate a pezzi, possono venir consumate crude in insalata insieme ad altre erbe selvatiche o ai comuni ortaggi; lessate e condite con olio o burro e formaggio vengono da molti considerati un'autentica leccornia.

I giovani germogli possono essere mangiati in insalata o cotti come gli asparagi. Il fusto della pianta, che ricorda quello del cardo, va tagliato nella tarda primavera appena spuntano i primi fiori, privato della scorza e poi cotto in acqua salata o fritto in pastella.

Le parti aeree della pianta hanno un sapore che ricorda quello degli asparagi, mentre la radice è leggermente amara. Un tempo i gambi si condivano con lo zucchero.

Uso cosmetico della bardana

L'impiego della bardana è utile anche a livello cosmetico per le pelli grasse e impure e per il cuoio capelluto in caso di forfora: si usano le foglie fresche frizionate direttamente o il loro succo appena spremuto. 

Le radici si impiegano pure per favorire la crescita dei capelli: ne era un convinto sostenitore il famoso Abate Kneipp, secondo il quale i bulbi dei capelli possono venire rivitalizzati da una cura locale a base di decotto di radice di bardana, che manifesta proprietà antiseborroiche.

PREPARAZIONI E DOSI

Per uso interno

Con la radice adeguatamente essiccata si può preparare un decotto, o meglio - vista la relativa termolabilità dei principi attivi - un'infusione di un'ora al 3% (circa 1 cucchiaio di pianta per 100 ml di acqua): si porta l'acqua a ebollizione, si spegne il fuoco e si mette a macerare la radice per 60 minuti. Se ne assumono poi da una a tre tazze al giorno. Questo decotto può essere utile anche per impacchi locali, principalmente in caso di acne, applicando una garza o un panno di cotone imbevuto dell'infusione e lasciando in loco per 30-60 minuti una-due volte al giorno Le proprietà depurative della pianta si esplicano anche localmente, quindi l'impacco di bardana può giovare anche in caso di pelle intossicata, indebolita e asfittica a causa dell'inquinamento ambientale, di errori alimentari, e di trattamenti cosmetici ripetuti per lungo tempo.

Il decotto al 6% (si fanno bollire per cinque minuti 6 grammi di droga in 100 ml di acqua e poi si lascia a macero per dieci minuti) viene consigliato in caso di gotta: se ne bevono due litri al giorno fra i pasti.

Si può utilizzare anche la polvere della radice dispersa in qualunque liquidi (1 grammo due-tre volte al giorno tra i pasti) oppure l'enolito (si fanno macerare 40 grammi di radice in 1 litro di vino bianco per cinque giorni; si beve a bicchierini), la tintura madre (si fanno macerare per dieci giorni 20 grammi di radice in 100 ml di alcol a 70 gradi; se ne assumono da 10 a 30 gocce con un pò di acqua due-tre volte al giorno preferibilmente dopo i pasti) o l'estratto fluido (1 cucchiaino due-tre volte al giorno tra i pasti).

La bardana è anche un alimento sano e nutriente (del resto è parente stretta del carciofo e dei cardi).

La radice di giovani piante viene da taluni consumata come alimento, e infatti vi sono alcune specialità macrobiotiche (la macrobiotica è scienza dell'alimentazione che deriva dalla filosofia Zen) che inseriscono la bardana in ricette di cucina particolarmente salutari.

Anche ai giorni nostri in Giappone (lì la pianta viene venduta nei supermercati) si prepara con la bardana un piatto chiamato Kinpira, una specialità molto popolare a base di radice di bardana, carota, sakè, zucchero, salsa di soia, olio di sesamo, peperoncino e altro ancora.

Per uso esterno

Alcuni autori consigliano impacchi di foglie di bardana in caso di reumatismi; si fanno cuocere in acqua le foglie fresche e, racchiuse in una garza, le si applicano sulle parti dolenti.

In caso di puntura d'insetti si applica in loco qualche foglia di bardana fresca schiacciata in un mortaio.

Riportiamo anche un uso tradizionale della bardana contro il morso di vipera: dopo aver bloccato con un laccio la circolazione venosa superficiale a monte della ferita (fra la ferita e il cuore), aver fatto sanguinare i punti di inoculo del veleno, in attesa del siero, se questo non è subito disponibile, si pestano radici fresche e foglie di bardana, si avvolgono in una garza, si spremono e si applica il succo. Si raccomanda attenzione, poichè questo uso non è sicuramente protettivo come il siero antivipera.

Decotto benefico

In caso di stati tossici, di stipsi, di dermatiti eczematose, di iperglicemia e ipercolesterolemia, di dolori articolari, e di disordini del metabolismo causati da disordini alimentari e sedentarietà, mi è capitato spesso di prescrivere con buoni risultati un'infusione con la seguente miscela: bardana, carciofo, tarassaco, gramigna, ortica, melissa, anice, malva in parti uguali.

Portate a ebollizione 1/2 litro di acqua; spegnete il fuoco e mettete a macero 4 cucchiai della suddetta miscela di erbe per 45 minuti. Filtrate e bevete la tisana nel corso della giornata, alle ore preferite, per 20 giorni.